giovedì 25 febbraio 2016

5. Oratorio: sintesi fra fede e vita



«Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta, e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli. [Mt 5, 13-16]

L’oratorio serve a condurre il ragazzo a una sintesi armoniosa tra fede e vita. Qualcosa abbiamo già detto, ma qui occorre riflettere ancora più in profondità. Infatti qui viene presentato il modo con cui l’oratorio compie l’annuncio evangelico: non è un’azione particolare ma il modo con cui si riveste ogni azione che si fa in oratorio.
Due caratteristiche che sono lontanissime dalla nostra cultura: la sintesi e l’armonia. La vita dei ragazzi non cerca la sintesi, ma l’esperienza continuamente rinnovata; non cerca nemmeno l’armonia ma le sensazioni forti. Questa è la sfida dell’oratorio: dare la possibilità ad ogni ragazzo di toccare con mano che la fede non è qualcosa di noioso ma un centro vitale che può dare consistenza e senso.
In realtà far toccare con mano la bellezza del Vangelo significa aiutare il ragazzo a dare consistenza alla sua vita: non solo scelte dettate dal momento, ma volute e desiderate per vedere la vita come la vedeva Gesù, per amare come Lui. (Don Marco Mori, Presidente del Forum Oratori Italiani)

Sotto l’aspetto annoiato dei nostri ragazzi, al di là del loro perder tempo davanti a tante cose futili da parte dei nostri giovanissimi, si nasconde un potenziale che occorre canalizzare e sprigionare. Ciascuno ha un sale per cui insaporire la vita (propria e degli altri), ciascuna vita è luce, luce che splende: il problema non è accenderla ma metterla dove può far luce. Ecco che scatta l’esigenza di ingaggiare i ragazzi delle superiori perché possano fare delle loro vite saporite e non insipide, vite che portano luminosità e sana vivacità e non vite rabbuiate e desolate dalla noia di non saper di essere importanti…anzi, unici.
Non dobbiamo aver paura dei “no” che di potrebbero dire. Dovremmo aver paura dei “no” che mettiamo noi per loro senza nemmeno consultarli perché in fondo non li riteniamo in grado oppure “poverini sono stanchi da tutte le cose che già devono fare”. Se anche fosse lasciamo a loro la libertà di pensarci e rispondere. Diamo occasioni di crescita, sfide che intaccano la quotidianità. Trattiamoli da ragazzi delle superiori: ci si impegna perché possano superare dignitosamente l’esame di maturità (di maturità) ma per ingaggiarli per un’impresa come il servizio comunitario in oratorio aspettiamo l’estate perché come farfalle si trasformino in animatori fantastici. Ed è così. Ma allora investiamo noi prima di tutto in questa palestra di servizio, palestra di pazienza, palestra di sguardi di fiducia. Se noi adulti per primi svalutiamo queste competenze chissà mai che messaggio trasmettiamo ai ragazzi.
Osiamo proporre loro di “perder del tempo” trafficando i loro talenti e forse avremo scoperto una “banca” fruttuosa per la stessa loro vita. E questo non è Vangelo? Non è mescolare la vita col Vangelo perchè il Vangelo trasformi la vita in Vita?

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