venerdì 8 marzo 2019

Non solo numeri 2018


Premessa

Quelli che vado ad esporre sono dati relativi al periodo compreso fra gennaio e dicembre 2018. Essendo quello degli oratori un ambito che viaggia dal non formale all’informale non è possibile per tutte le attività svolte stabilire con precisione i relativi dati numerici ma con questo report si va a dare un quadro quanto più realistico del mondo oratoriano dell’unità pastorale di Santa Maria degli Angeli.


Non solo numeri

Di fondamentale importanza è entrare in profondità a quanto si va scrivendo, cercando di cogliere che dietro a ogni singolo numero si nascondono volti, nomi, identità che hanno fatto la differenza nel dar vita agli oratori. È giusto e molto utile a tutti tracciare un resoconto che ci dica quantitativamente cosa è stato fatto in oratorio nel 2018 ma allo stesso tempo bisogna ricordarsi che trattasi solo della punta dell’iceberg: il grosso rimane in profondità e ai più (purtroppo) inaccessibile. Quelli che andrò ad esporre, in buona sostanza, non sono solo numeri.

Numeri da unità pastorale
Tempo dedicato
Nel corso dell’anno 2018, comprendendo dunque sia il periodo estivo che il resto dell’anno, sono stati attivatati 4 oratori: Regina Pacis, Roncina, Codemondo e San Bartolomeo. L’insieme di queste realtà ha permesso di tenere aperti gli oratori per un totale di 1082 ore.
In dettaglio sono state offerte 285 ore di accompagnamento nei compiti, attività che (come scritto nel progetto educativo “Egli entrò per rimanere con loro” presentato nell’aprile 2018) va ad incidere sugli obiettivi della responsabilità (saper affrontare le sfide della vita) e della condivisione (allenarsi al dono di sé).
514 ore sono state invece quelle messe a disposizioni per il gioco, importante per la sua valenza di socializzazione (non concentrarsi solo su sé stessi) e di condivisione. È il momento più informale delle attività oratoriane e questa caratteristica permette agli interessati di sentirsi liberi di esprimersi, offre opportunità di apprendimento, influisce su diverse aree della personalità (motoria, cognitiva, affettiva, sociale).
I momenti di riflessione, preghiera, formazione e sensibilizzazione hanno preso un ammontare di tempo pari a 127 ore. Tempo significativo, quotidiano come la recita e talvolta meditazione della preghiera semplice di san Francesco o alcune di Madre Teresa prima di andare a fare i compiti, settimanale come le riflessioni più approfondite su un tema, oppure tempo di qualche settimana in cui si è approfondita la figura di don Bosco, uno dei padri degli oratori. Ciò che in realtà si è cercato di trasmettere ai ragazzi (di ogni provenienza religiosa e culturale) è di diventare preghiera vivente, ovvero una parola di Dio nel modo di comportarsi (dal momento del gioco a quello dei compiti, dal servire la merenda ai compagni all’ascolto degli altri e dell’Altro). È in questi momenti che si respira ancora di più la valenza educativa dell’oratorio come cantiere di dialogo interreligioso e di pace fra i popoli.
Infine i laboratori (chitarra, cucina, sport, meccanica di bici, di manualità, …) hanno preso un totale di circa 93 ore. In particolare attraverso questi percorsi l’oratorio si fa scuola di talenti, non come i talent show che tanto spopolano in tv in cui alla fine si riconosce il talento di uno al si sopra degli altri. Scuola di talenti perché si fanno emergere eventuali passioni, interessi, abilità che poi potranno essere coltivati in ambiti più specifici. L’oratorio ha il compito di avvicinare il ragazzo ad una pratica offrendo i primi passi al fine di conoscersi meglio e portare molto frutto trafficando il suo talento con quello degli altri.
Persone
Nel 2018 sono stati incontrati circa 320 ragazzi che hanno frequentato uno o più attività fra quelle proposte. Trattasi di ragazzi che vanno in particolare dalla I elementare alla III media con alcune eccezioni che riguardano i primi anni delle superiori.
Questi ultimi, tuttavia, diventano invece numericamente importanti quando vestono la maglietta dell’animatore: essi, infatti, sono stati circa 90 che (soprattutto in estate ma non solo) si sono messi a servizio dei più piccoli, scoprendo qualcosa di nuovo per loro e in loro e trafficando le competenze (relazionali, comunicative, animative).
Pochissimi adulti, poco più di una decina, sono stati di fondamentale importanza in particolare per quanto riguarda l’accompagnamento allo studio dei ragazzi. Anch’essi non solo hanno trovato un ambito in cui poter donarsi ma anche un ambito in cui ritrovarsi come persone e come comunità.
Di positivo e notevole impatto sono stati i tre giovani universitari che hanno trascorso un anno di vita comunitaria a Codemondo dentro al progetto “missione a km zero”, dedicando almeno uno o due pomeriggi alla settimana di servizio in un oratorio, apprendendo l’arte del fare famiglia fra ragazzi.


Oratorio di Regina Pacis

Ore dedicate
Passiamo ora a dare uno sguardo veloce (ma non troppo) alle singole realtà oratoriane. L’oratorio di Regina Pacis ha offerto 531 ore di proposte sul campo tra estate e inverno. Proposte che possiamo ricondurre in particolare al gioco (266 ore), all’accompagnamento ai compiti (136 ore), alla riflessione e alla preghiera (49 ore), ai laboratori (47 ore).
L’inverno ha dato vita alla maggior parte della attività, pari a 409 ore: gioco in cortile (224 ore), accompagnamento allo studio (126 ore), riflessione e preghiera (28 ore) e LabOratori (28 ore).
Persone 
I ragazzi che hanno fruito dell’oratorio nel 2018 sono stati circa 220. In estate frequentano l’oratorio circa 145 ragazzini (grest e CompiGrest). Durante l’inverno i bimbi delle elementari (III-IV-V) iscritti al “doposcuola” sono stati 33 mentre i ragazzi (specialmente delle medie) che frequentano il cortile sono stati circa 35.
Animatori durante il tempo invernale non se ne sono praticamente visti salvo qualche ragazzo di III media che è venuto ad aiutare nella fase compiti e alcuni progetti di Alternanza Scuola Lavoro. Durante il tempo estivo invece si sono fatti coinvolgere circa 60 ragazzi delle superiori. Tuttavia, alcuni ragazzi del cortile delle medie hanno fatto richiesta di poter aiutare al “doposcuola” e così sono stati accompagnati ad accompagnare questo processo.
9 sono stati gli adulti (quasi tutte donne) che durante l’apertura invernale hanno dato un notevole e decisivo contributo nell’accompagnamento allo studio.

Oratorio di Roncina 
Ore dedicate
L’oratorio di Roncina ha offerto 158 ore annue, suddivise in 98 invernali e 60 estive. In particolare sono stati attivati momenti ludici per un totale di 78 ore, percorsi di studio per un totale di 42 ore, tempi di preghiera e riflessione per un totale di 31 ore.
Persone 
Gli iscritti all’oratorio feriale sono stati 14 fra elementari e medie mentre durante il grest (due settimane di giugno) si sono iscritti in 33.
Le attività dell’oratorio hanno coinvolto 11 animatori che si sono spesi in parte solo in estate e in parte sia in estate che durante il resto dell’anno.

Oratorio di Codemondo
Ore dedicate
L’oratorio di Codemondo ha proposto 113 ore di proposte suddivise in modo equo fra tempo estivo (60 ore) e invernale (53 ore): accompagnamento nei compiti (22 ore), gioco (46 ore), preghiera e riflessione (18 ore).
Persone
I ragazzini (elementari e medie) che sono passi in oratorio fra estate e inverno sono stati 51.
Gli animatori qui e a San Bartolomeo non mancano: di fatto è lo stesso gruppo. Tra estate e inverno se ne sono contati 22.


Oratorio di San Bartolomeo

Ore dedicate
L’oratorio di San Bartolomeo ha proposto circa 280 ore di attività nel corso del 2018. La parte invernale (partita il 31 gennaio) ha permesso di offrire 230 ore di apertura: 75 per l’accompagnamento compiti, 105 di gioco, 20 di riflessione e preghiera e 11 di LabOratori (meccanico di bici e cucina). L’estate ha visto l’oratorio di San Bartolomeo protagonista del CompiGrest, ovvero il grest che si svolge le prime due settimane di settembre che da anche la possibilità di terminare i compiti delle vacanze dei ragazzi.
Persone 
Vale quanto detto per l’oratorio di Codemondo: un bel gruppo di animatori che anche durante l’anno (e non solo d’estate) ha svolto un servizio prezioso e umile quanto divertente che ha permesso a molti ragazzini di godere delle attività oratoriane.

martedì 5 febbraio 2019

La settimana di don Bosco

Cari amici, 
la scorsa settimana, e precisamente giovedì 31 gennaio, si è ricordata la memoria di san Giovanni Bosco, padre, maestro e amico dei giovani come i salesiani lo definiscono e a buona ragione. Bene l'idea era che nei nostri oratori si vivesse una settimana dedicata a questo santo ma a parte sabato 26 gennaio in cui sono state fatte delle feste a Regina Pacis e a San Bartolomeo, gli altri giorni a venire non si è riuscito a fare nulla perché il sottoscritto era malato. Pertanto la settimana è stata rinviata a questa ma non credo che a don Bosco dispiaccia troppo avere una settimana extra di festa. 
Premesso che ogni pomeriggio di oratorio noi cerchiamo di rivivere (seppur contestualizzato nel nostro tempo e nei nostri spazi) lo stile di Giovanni Bosco, in questa settimana ci impegniamo a immergerci di più nel suo spirito, partendo dagli aneddoti più importanti della sua storia. Per fare questo utilizzeremo diversi linguaggi, come lo stile oratoriano insegna: racconti orali, balli e bans, attività e giochi che ci faranno conoscere meglio questa figura educativa straordinaria.
Straordinaria perché? Perché ha saputo vedere compiersi il regno dei Cieli sotto una tettoia e dentro un cortile, stando gomito a gomito con tanto ragazzi poveri e soli. Soli perché se non erano orfani erano stati mandati in città a trovare lavoro, lasciando i genitori al paese. Poveri perché non tutti trovavano da lavorare e quelli che lo trovavano erano pagati una miseria per stare in condizioni igieniche e sanitarie molto ma molto precarie. 
Come fa ad accorgersene don Bosco? Beh, bisogna sapere che Giovanni non appena diventato prete chiede al suo padre spirituale, don Cafasso (uomo saggio e dal cuore magnanimo), di indicargli cosa fare: "Vai in città e guardati intorno" gli risponde la guida. E don Bosco così fa. Gira per Torino dove avrebbe potuto vedere dei bei corsi, straordinari palazzi, carrozze signorili eppure dove si soffermano i suoi occhi? Su tanti ragazzi ai margini della strada, scartati dalla società, lasciti andare come mele marce. Ecco dove nasce probabilmente l'oratorio: da uno sguardo che si sofferma sulle piccole cose di tutti i giorni e da un cuore che non riesce a cancellarne la speranza cambiare questi destini che sembrano già segnati. Cosa mancava più di tutto a quei giovani? Qualcuno che si prendesse cura di lui, che li aiutasse a prendere in mano la propria vita, a cercare il Signore anche nei luoghi più dimenticati. 
Ecco che da quel giro in città don Bosco comincia a girare per i cantieri di lavoro e farsi amico dei ragazzi, comincia a visitare il carcere minorile per farsi padre di molti disperati, comincia a invitare analfabeti di italiano e di spirito a venire a trovarlo alla domenica per insegnare un po' di catechismo, fare merenda insieme e giocare. 
Altro episodio fondamentale della nascita dell'oratorio è l'incontro con Bartolomeo Garelli, un ragazzo di quelli di cui vi parlavo prima, intercettato dalla scopa del sagrestano mentre stavo rubando qualcosa da mangiare dalla dispensa della parrocchia. Don Bosco, che aveva assistito alla fine di questa scena mentre si preparava a dire messa, fa chiamare quel "delinquente" e fa amicizia con lui. Bartolomeo da intimorito che era per la paura di ricevere una sontuosa sgridata fa la conoscenza di qualcuno che senza sapere nulla su di lui lo chiama "amico". Giovanni chiede a Bartolomeo cosa sapesse del catechismo ma niente; cosa sapesse fare ma niente... "Sai fischiare?", "Beh certo padre, almeno questo lo so fare". Ecco un altro scacco per far cominciare l'oratorio: partire sempre dalle risorse di ciascuno anche se dovesse solamente essere un saper fischiettare. Educare attraverso lo stile oratoriano significa aprire dei cammini e accompagnarli senza paura di dover avere dei risultati istantanei. D'altronde chi è a servizio nel campo dell'educazione sa bene che chi educa, chi evangelizza getta un seme e se ne prende cura, non sapendo i tempi in cui esso germoglierà e probabilmente senza vederne a pieno i frutti.
Tante cosa si potrebbero dire su Giovanni Bosco ma per ora mi limito a queste. Concludo solo dicendo che quando ieri ho chiesto ai ragazzi dell'oratorio cosa facesse don Bosco all'oratorio essi mi hanno risposto: "Pregavano, studiavano, giocavano e facevano merenda"; e quando gli ho chiesto cosa facciamo noi in oratorio hanno risposto: "Preghiamo, studiamo, giochiamo e facciamo merenda". Allora ho risposto loro che effettivamente è così anche se a onor del vero allora si pregavamo molto di più perché erano tutti cristiani mentre oggi la nostra preghiera ci permette di avvicinarci ma soprattutto nella misura in cui quella diventa una preghiera vivente attraverso ciascuno di noi. 
Sapete non è facile parlare di Dio a ragazzi provenienti da religioni diverse ma questo è possibile e a loro piace: vale la pena trovare i linguaggi giusti e mettersi in ascolto. Abbiamo la missione che ci bussa in casa: cosa faremo? Apriamo o respingiamo?
Buona settimana-extra di don Bosco a tutti!!

venerdì 21 dicembre 2018

Il presepe dell'oratorio

Cosa sia un presepe lo si imparano inverno dopo inverno durante i primi anni di vita. Mi ricordo ancora dell'emozione di quando la mamma ci portava in solaio (il luogo più statico e oscuro della casa) per prendere gli scatoloni contenti albero e presepe. Arrivati in sala si cominciava a rivoltare lo scatolone (rigorosamente per terra) e a prendere in mano gli stessi identici omaccini dell'anno prima per capire il loro (solito) ruolo, dove posizionarli (tanta fatica per poi trovarli costantemente sdraiati in orizzontale al primo traballio del tavolo)... 
Ogni tanto arrivava in mano un ppersonaggio "speciale": l'angelo che anche quest'anno avrebbe aleggiato sulla capanna, l'asino che avrebbe scaldato l'ambiente assieme al suo amico, i magi da allontanare perché i loro turno era l'ultimo degli ultimi, Maria e Giuseppe sempre in ginocchio davanti a una mangiatoia ancora vuota, Gesù che doveva essere nascosto perché la sua doveva essere l'entrata in scena più importante.
E così che dicembre dopo dicembre prendeva vita il presepe di casa mia.
Ma non mi ero accorto che ogni anno c'è un presepe che prende vita in ogni aspetto della mia vita, compreso l'oratorio. Già perché sono tanti i personaggi che vi rientrano e che lo anima affinché diventi casa di incontro per Dio e per l'uomo. Come? Nelle cose semplici di tutti i giorni, quelle normali come  nella nascita di un bambino. Natale (dice padre Ermes Ronchi) è la vita di Dio che entra nell'uomo. E l'oratorio non ha forse questo intento? Non è quel modo di stare insieme che crea i presupposti per sentirsi di nuovo creatura amata dal suo Creatore, grazie alle cure che in diversi modi si mettono in campo per i più giovani? 
Ecco allora che sono grato di essermi accorto del presepe che c'è in oratorio, nei nostri oratori, e la gratitudine è data anche dal sentirmi uno dei personaggi che lo arricchisce, che lo presente oggi qui ancora. Che bello sarebbe riuscire a cogliere l'oratorio come un'occasione per fare esplodere il Vangelo!

"Se coi catechismi si piantano i semi dell'educazione religiosa, questi medesimi hanno bisogno di molte cure perché giungano a mettere buoni frutti" 
(don Antonio Riccardi, 1831)

Buona Natale a tutti!




Ciri

lunedì 17 dicembre 2018

San Bartolomeo: un esperimento di comunità

Quest’anno è iniziata una nuova esperienza a San Bartolomeo! Dal 27 ottobre, ogni sabato di catechismo, a fine incontro, i bambini si fermano fino alle 18 per giocare insieme e dare ancora più vita a quella esperienza di oratorio che stiamo cercando di costruire all’interno dell’unità pastorale.

In questo piccolo spazio in cui una ventina di bambini possono divertirsi ed educarsi allo stare insieme, riusciamo inoltre ad assistere ad una bella esperienza di integrazione tra le nostre parrocchie: a seguire i bambini sono infatti Alex (il sottoscritto) di Regina Pacis e Andrea di Roncina, due educatori che hanno deciso di uscire fuori dal nido parrocchiale per mettere le mani in pasta in una realtà concreta di unità pastorale.

Questo è solo un ramo nuovo di un più esteso progetto di oratorio e speriamo che, col tempo, possa crescere a livello di persone coinvolte e a livello di esperienze vissute. Attraverso gli oratori, infatti, si desidera tessere e ritessere il tessuto di comunità, tessuto fatto di relazioni dentro un cammino di discepolato. Gli abitanti di Codemondo e di San Bartolomeo, negli spazi parrocchiali di quest’ultimo, con la loro presenza al progetto oratori ci stanno dicendo che c’è voglia di comunità. Ricordiamo che oltre a come detto sopra il progetto prevede le aperture del martedì e del venerdì pomeriggio per i ragazzi delle elementari e medie che grazie all’energia degli animatori (ragazzi delle superiori sempre più numerosi) imparano a stare insieme da fratelli sia nelle cose più piacevoli quali il gioco sia in quelle più serie e impegnative quali lo studio e le riflessioni. Da notare che ogni due settimane al venerdì c'è un gruppo di ragazzini di IV e V elementare che fanno catechismo e il bello è dato dal fatto che oratorio e catechismo sono due realtà in dialogo, infatti la merenda è condivisa e qualcuno di quelli del catechismo ha cominciato a venire a vivere l'oratorio già dalla sua apertura anziché aspettare le 16.30.
Inoltre al mercoledì pomeriggio c’è uno spazio dedicato ai bambini della materna seguiti da due mamme, Chiara e Silvia, che sono riuscite addirittura a farli esibire in qualche canto di Natale lo scorso martedì davanti a una platea di genitori, nonni e zii. 

Insomma non si può dire che quest’anno a San Bartolomeo ci si riesca ad annoiare!

Alex Morini

venerdì 16 novembre 2018

Oratorio, cantiere fra cielo e terra

Come è bello vedere gli oratori pieni. Pieni di ragazzi, di animatori, di volontari adulti, di persone. Pieni di suoni (talvolta fastidiosi, talvolta festosi), di colori, di attività diverse ma che parlano lo stesso linguaggio, quello della comunione, lo spirito dello stare insieme. Pieni di fiducia, di amicizie, di litigi e di incomprensioni, ma anche di perdono e di dialogo.
Non parlo solo di uno ma di tutti gli oratori della nostra UP, che nonostante ognuno mantenga le proprie peculiarità si stanno tutti contaminando di relazioni sempre più approfondite e sempre più mescolate.
Abbiamo da poco ripreso a dire una delle preghiere universali che ci fanno iniziare col piede giusto ogni pomeriggio: vedere la voglia di pregare di questi ragazzi provenienti da diverse estrazioni sociali e da diverse culture è per me motivo di gratitudine nei confronti del Padre perché conferma l'oratorio come uno strumento vero e concreto di pastorale. Sentire che insieme invochiamo la capacità di essere strumenti della pace di Dio, quando insieme inneggiamo alla vita con le parole di madre Teresa o chiedere che su noi scenda lo spirito di santità non è roba da bigotti e ovviamente non è nemmeno solamente un oratorio che fa opere sociali.
Credo che questo sia un piccolo cantiere di quella chiesa che tanto auspica il Signore, oggi in particolare nelle parole e opere di papa Francesco. Una chiesa così tanto con-fusa nella quotidianità, nell'umanità, nell'ordinarietà da non poter che essere segno di qualcosa in più, di un cielo che non è vuoto. Ho usato appositamente il verbo con-fondere per ragionare non su un evento di caos ma di fusione: fondere cielo e terra è stato ed è tutt'ora l'opera di Cristo che tanto ha amato al mondo da giocarsi fino in fondo, ad ogni costo. Ma più che un costo penso si sia trattato di un investimento a vedere ad esempio nel mio piccolo così tanto fermento nei nostri oratori. Un'investimento di evangelizzazione fatto forse (FORSE) più di gesti che di parole, fatto certamente più di esperienza che di nozionismo, fatto più di processi che si sviluppano nel tempo che in lezioni che occupano uno spazio.
Credo in una chiesa prossima a chiunque le si faccia vicino ma anche che vada a stanare gli abissi che vi sono nell'animo umano. L'oratorio fa questo? In parte e con i suoi mezzi lo fa che ci si creda oppure no. Ovviamente per vedere occorre credere: questa è la chiave di lettura del vangelo di Giovanni, quel libro che quest'anno la nostra diocesi ha proposto come guida alla pastorale, in particolare nella sua seconda metà: il libro della gloria pienamente rivelata. L'oratorio certamente vive di più secondo il libro dei segni (la prima parte del vangelo giovanneo) in cui il Signore si rivela appunto per segni che introducono a qualcosa di più grande, di più profondo, di più nostalgico, di più. L'oratorio lo fa mettendo in gioco le persone. Pensiamo ad esempio al labOratorio di chitarra o a quelli di teatro che in alcuni dei nostri oratori hanno iniziato il proprio percorso. L'oratorio insegna, attraverso i linguaggi dell'animazione, che ogni uomo non è chiamato a vivere per dar gloria a se stesso ma a generare comunione.
L'oratorio è l'unico strumento per educare le giovani generazioni? Assolutamente no. Eppure credendoci di più può fecondare e portare molto frutto nel tempo.






giovedì 25 ottobre 2018

Oratori invernali 2018-2019

Ciao a tutti!
Da tre settimane abbiamo iniziato a riabitare gli oratori della nostra UP cercando sempre di vivere le relazioni che si creano secondo lo stile del Regno di cui Gesù ha tanto vissuto oltre che tanto parlato. Non semplice ma occorre puntare in alto, e i frutti si vedono.

Come impostazione abbiamo cercato di mantenere quella degli altri anni cercando di aumentare la presenza la dove si è potuto, ad esempio al sabato dopo il catechismo a San Bartolomeo grazie alla disponibilità di Alex e Terenz (due nomi che suonerebbero bene in una serie tv degli anni 90 fra l'altro).

Al di là delle battute partire non è facile anche perché non possiamo fare affidamento ad altri giovani che sarebbero potuti saltare sulla barca grazie all'anno di vita comunitaria a Codemondo: siamo in meno giovani-adulti e ben frammentati.

D'altro canto un fenomeno positivo di cui già l'anno scorso stava emergendo è dato da quei ragazzi delle medie e primi anni delle superiori che abitano nei nostri territori (in particolare zona Regina Pacis) che coi loro ritmi, i loto carismi, le loro competenze si stanno lanciano nel servizio ai più piccoli chi affiancandoli nei compiti chi nel gioco. A Roncina stiamo cercando di capire come inserire i ragazzi di III media che vorrebbero rendersi utili: la cosa positivaè che l'estate ci ha fatto sperimentare (come scritto in un post) la figura dei raganimatori, ovvero quei preadolescenti che non sono ancora animatori ma nemmeno più ragazzini, quelli che ancora si divertono a giocare e fare i laboratori ma che allo stesso tempo desiderano contribuire alla conduzione del grest. Ci stiamo ragionando su come fare questa proposta: bello!

Ci sono anche adolescenti che dopo un bel servizio di animatori al grest stanno dando disponibilità anche durante la ferialità, anche attraverso la conduzione di alcune LabOratori (come quello di fotografia e di teatro) che partiranno fra poche settimane (iscrivetevi!).

Bellissime anche le collaborazioni con gli adulti, sia quelli che da anni sono dentro al progetto sia i nuovi che arrivano talvolta con nuove idee. Queste per me sono benedizioni e segno di generatività (si scrive così?), cioè segno di comunità che iniziano a vedere che c'è del bello e del buono in oratorio e che si sentono chiamate a renderlo ulteriormente bello e buono.

Nonostante ciò bisogna anche dire che ci sarebbe bisogno di più persone che nel loro piccolo e secondo il proprio carisma potessero mettersi in gioco, e questo in tutti gli oratori. In alcune parrocchie mancano adulti, in altre adolescenti, in altre giovani. Tutte vanno avanti con ritmi e velocità differenti come differenti sono gli oratori, e questo è un bene.

Quest'anno l'idea è di farci accompagnare da una figura che dell'oratorio è stato un padre: san Filippo Neri. Cercheremo di riflettere sui messaggi che ha mandato a suo tempo e che possono essere utili per il nostro e lavoreremo sulla sua figura nello specifico attraverso un film (da guardare più avanti quando la stagione è davvero brutta e fredda).

Ecco un pochino le idee in cantiere che stanno gravitando attorno al progetto invernale degli oratori. Come avrete visto ci sono locandine che girano sui telefoni, su facebook oppure che potete vedere appese alla bacheche: non solo per pubblicizzare ma soprattutto per ricordarci che l'oratorio è roba di comunità, che nel piccolo o nel grande riguarda tutti perché - come dice don Michele Falabretti, incaricato nazionale di pastorale giovanile - l'oratorio è una medicina per prendersi cura delle giovani generazioni del proprio territorio.

Concludo dicendo che nella locandina marrone troverete cose che sono partite, altre che partiranno, alcune che non siamo sicuri di riuscire a far partire nei tempi pensati...vorrei che qualcuno mi chiamasse (come sta succedendo, poco ma sta succedendo) per qualcosa che ancora non c'è scritto, da scrivere insieme, da far vivere insieme.





giovedì 4 ottobre 2018

Il sinodo a un anno dal sinodo

Che il Signore vi dia pace!
Con questa sollecitazione presa direttamente dal santo del giorno, san Francesco d'Assisi, vorrei aprire questo articolo.
Come saprete, da ieri ha avuto avvio il lavoro del Sinodo dei vescovi che ha per tema i giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Se ben ricordate il 30 settembre e 1 ottobre 2017 avevamo vissuto il Sinodo sugli oratori della nostra UP. A distanza di un anno mi volto indietro a riconosco alcuni passaggi che si sono fatti

  • la stesura di una Carta del Sinodo
  • la scrittura del Progetto Educativo degli oratori 
  • tanti volti di tante età incontrate in oratorio 
  • un approfondimento di alcune tematiche attraverso il blog
  • la formazione di una Equipe Oratori
  • la riaffermazione dei Consigli di Oratorio
  • il cammino nella casa della Missione km 0
  • nuovi labOratori creatisi dalla fantasia, carisma e disponibilità di alcuni fra voi
  • esperienze estive diversificate e significative
  • i calendari e le felpe
Più ci penso e più me ne verrebbero. Questo è segno di una cosa: non ci siamo seduti, siamo in cammino (a volte di corsa). Il nostro sinodo era preludio per quello che adesso stanno vivendo i vescovi: un'anticipazione di una riflessione sul mondo giovanile a diversi livelli e stadi di crescita che aiuta tutti a essere Chiesa in uscita.

"Prendersi cura dei giovani non è un compito facoltativo per la Chiesa, ma parte sostanziale della sua vocazione e della sua missione nella storia. È questo in radice l’ambito specifico del prossimo Sinodo: come il Signore Gesù ha camminato con i discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24,13-35), anche la Chiesa è invitata ad accompagnare tutti i giovani, nessuno escluso, verso la gioia dell’amore." [Instrumentum Laboris per il Sinodo dei vescovi]


Queste righe sono le prima che si incontrano leggendo l'introduzione dello strumento di lavoro che è arrivato nelle mani di tutti coloro che hanno responsabilità pastorale in campo giovanile (diffuso in un lungo e in largo, tanto da poterlo ricevere anche il sottoscritto). Accompagnare i giovani verso la gioia e l'amore. Essere Chiesa aderente alla vita dei ragazzi e fedele al Vangelo. Come progetto oratori penso che l'anno scorso sia stato fatto un investimento notevole per avviare una diffusione dello stile di oratorio che potesse permeare anche le case dei nostri territori. Quest'anno il desiderio è quello di incontrare le comunità per poter vivere quanto ad esempio scritto sul Progetto Educativo. Era stato pensato un pieghevole proprio per essere tascabile, per arrivare sulle tavole delle case. Una brochure dove non c'era scritto tutto nel dettaglio ma alcuni punti non trascurabili. Un avvio, non un arrivo. Se l'anno scorso abbiamo investito nella progettazione direi che è giunto il periodo della co-progettazione con le parrocchie al fine di rendere vivo ciò che lo Spirito ci ha suggerito. Insomma non è roba banale l'oratorio.
Forse vi aspettavate l'articolo sull'inizio del progetto invernale come vi avevo promesso. Forse non vi aspettavate proprio niente. Forse non leggerai mai queste righe. Non importa: io devo scriverle e scrivendole so che il Signore raggiunge alcuni di voi: me lo avete dimostrato nel corso di questi anni e vi ringrazio. Sentitevi tutti chiamati in causa, una bella causa, quella di accompagnare i giovani verso la gioia e verso l'amore. Giovanni lo direbbe con una parola: Dio.

In conclusione vorrei stimolarci a pregare quotidianamente per il Sinodo sui giovani, affinché i padri sinodali possano essere strumenti di quel soffio dello Spirito che rende nuove tutte le cose.

PS: andate a rileggere gli articoli sul sinodo sugli oratori...li trovate un pò più indietro sempre su questo blog!