venerdì 17 agosto 2018

Bisogni e risorse

Ogni progetto educativo presuppone l'esistenza di un bisogno in colui a cui viene destinata l'azione educativa. Tuttavia è molto raro che un ragazzo esprima un'esplicita domanda di educazione e di evangelizzazione per cui la comunità dell'oratorio presume che nei giovani vi sia questa sete, questa ricerca nascosta dietro a richieste parziali, richieste quali divertimento, istruzione, socializzazione, orientamento, e così via.
In particolare, sul nostro territorio si sono individuati 4 bisogni su cui focalizzarsi, e sono i seguenti:
  • Relazioni autentiche con i pari. Siamo in un contesto fortemente digitalizzato e informatizzato ma altrettanto non sempre consono a instaurare vere e proprie relazioni. Il ridotto numero di fratelli in famiglia, qualora vi siano, riduce ulteriormente la capacità di stringere legami autentici con i coetanei. L'oratorio, con la sua capacità di accogliere tanti ragazzi e l'attenzione degli educatori, favorisce l'instaurarsi di amicizie che sanno di fraternità. 
  • Punti di riferimento a cui dare la propria fiducia. Oggi come ieri i giovani sono alla ricerca di punti di riferimento credibili ai loro occhi ma non è facile riuscire a trovarne in tutti i posti. L'oratorio, con la sua funzione educativa, accompagna i ragazzi attraverso la cura di educatori ed animatori che spendo parte del loro tempo con loro e per loro. La credibilità passa attraverso il canale della costanza e dell'umiltà con cui ciascuna figura educativa deve prima o poi fare i conti. Tuttavia questi atteggiamenti sono capaci di fare breccia nell'intimo dei ragazzi dell'oratorio, che a poco a poco si aprono, si confidano e si affidano a qualcuno di più grande di loro, un pochino più avanti nel cammino.
  • Ricerca dei propri talenti da far fruttare. In oratorio si impara facendo, ci si nutre di esperienze che devono poi essere fatte assimilare ai ragazzi perché diventino sapienza. Questo è un luogo in cui ci si può sperimentare e scoprire tante cose nuove su di sé in una fase tanto duttile come è quella dell'età evolutiva. Scoprire nella quotidianità le proprie peculiarità è uno degli obiettivi dell'oratorio, pungolato dalla parabola dei talenti che sprona ciascuno a tirare fuori il meglio di sé donandolo agli altri piuttosto che ficcarlo sottoterra dove nessuno può goderne. 
  • Dare significato alla propria esistenza. Abbiamo appena detto che l'oratorio è un campo in cui fare esperienza ma che occorre imparare a rileggere i fatti per ricavarne una sapienza di vita. Ecco che allora occorrono tempi e spazi affinché i ragazzi dell'oratorio possano fare questo passaggio. Importante diventa dunque la riflessione e il dialogo sia personale che in gruppo, perché esso allena la verbalizzazione (e una cosa è davvero tua solo quando la chiami per nome) e l'ascolto (primo di tutti i comandamenti, "Shema Israel"!). 

Al fianco dei bisogni vi sono sempre delle risorse attraverso le quali provare a rispondere. Certamente le prime risorse da cercare e da valorizzare sono quelle già presenti in ogni ragazzo. Non dimentichiamoci che ogni ragazzo porta in sé cinque pani e due pesci. Se ci dimentichiamo che davanti a noi abbiamo una creatura con tante potenzialità (forse inespresse ma che ci sono) allora dovremmo smettere di fare oratorio. Non mi stancherò mai di dire che non siamo alla presenza di vuoti a perdere, da dover riempire con le nostre idee. Quando siamo davanti a un ragazzo, siamo davanti a un mondo intero. 
Detto questo, tuttavia, l'oratorio vive della disponibilità e del carisma di figure di riferimento:
  • Educatori. Oltre all'educatore di progetto ve ne sono infatti anche altri che possono provenire dalla vita comunitaria della "missione km 0" piuttosto che dai gruppi giovani dei cammini formativi. Tuttavia non sono molti, anzi, a oggi sono davvero davvero pochissimi per cui occorre pregare per loro ma anche per chi potrebbe venire a dare una mano affinché il sogno dell'oratorio non tramonti ma si innalzi sempre più.
  • Animatori. Possono essere ragazzi della parrocchia, o che arrivano attraverso il canale dell'alternanza scuola-lavoro, oppure ragazzi che vivono sul territorio ma che non frequentano i cammini formativi. Essi sono veramente tanti nel periodo estivo quanto pochissimi diventano durante il più lungo periodo invernale, dove effettivamente c'è la possibilità di instaurare relazioni più forti perché intessute di ferialità e costanza. 
  • Volontari adulti. In particolare all'oratorio di Regina Pacis occorre dire che vi sono diverse figure adulte che si rendono disponibili per i compiti, o per preparare la merenda o per stare in mezzo ai ragazzi per garantire più sicurezza. Sarebbe buona cosa che anche negli altri oratori un numero crescente di adulti possano mettersi a servizio (qualsiasi) per i ragazzi dell'oratorio.
  • Associazioni. Possono essere associazioni sportive come P.A.C.E. con la quale collaboriamo in particolare per l'animazione del cortile una volta alla settimana oppure grazie all'avvio di qualche LabOratorio sportivo. Altra associazione con cui l'oratorio vuole collaborare sono gli scout coi quali condivide molti criteri educativi.
  • Servizi sociali. Oratori e polo sociale sono fortemente in collaborazione rispettando ognuno l'identità dell'altro e senza cadere in un legame di delega. Oltre a essere un prezioso osservatorio del mondo giovanile sul territorio, l'oratorio si rende disponibile per l'accoglienza di alcuni casi inviati dai servizi e per i quali l'oratorio assolve sempre la sua funzione educativa.
  • Scuole. Pur non essendo subordinato alle scuole, l'oratorio apre un dialogo con esse perché entrambe sono agenzie educative sul territorio e ciascuna è bene sviluppi la propria missione per il bene dei ragazzi stessi. Là dove si è riuscito a creare questo dialogo effettivamente i ragazzini ne beneficiano e crescono con l'idea che vi sia alleanza educativa fra gli adulti con cui entrano in relazione, senza sentire strappi o ambiguità fra di esse. 




lunedì 13 agosto 2018

Accoglienza e fraternità, le fondamenta dell'oratorio

"Evangelizzare è rendere presente nel mondo il Regno di Dio" 
(Evangelii Gaudium, 176)

Siamo giunti al secondo passo del prog
etto oratori in cui tratteremo dei valori fondamentali su cui si erge l'architettura dell'oratorio e allo stesso tempo quei valori che intende trasmettere alle nuove generazioni.
L'educazione e l'evangelizzazione vengono trasmessi attraverso un linguaggio proprio dell'oratorio che è la creazione di relazioni libere e liberanti, il più simile possibile a quelle del regno dei cieli, relazioni che sanno vivere e far vivere l'accoglienza e la prossimità da un lato, e la fraternità e la comunione dall'altro.

Accoglienza e prossimità. Queste prime due parole ci indicano anzitutto che l'oratorio per essere tale deve avere qualcuno al suo interno che possa aprire le porte verso l'esterno al fine di essere vicino a chiunque passi di lì quel giorno. Ci ricorda Papa Francesco che "la Chiesa “in uscita” è una Chiesa con le porte aperte. [...] A volte è come il padre del figlio prodigo, che rimane con le porte aperte perché quando ritornerà possa entrare senza difficoltà. [...] La Chiesa è chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre". (EG 46-47)
Il recente documento di preparazione al prossimo Sinodo sui giovani (Instrumentum Laboris) al n. 68 indica che i giovani desiderano una Chiesa "meno istituzionale e più relazionale", capace di "accogliere senza giudicare previamente", una Chiesa "amica e prossima", una comunità ecclesiale che sia "una famiglia dove ci si sente accolti, ascoltati, custoditi e integrati". 
Ecco allora l'oratorio, casa fra le case (come soleva chiamarlo san Giovanni Paolo II) è chiamato a educare, a evangelizzare con una porta che si apre e con educatori che si mettono al fianco dei ragazzi per accompagnarne i processi di crescita, fatti di quotidianità.

Fraternità e comunità. Non sono due sinonimi per l'esattezza. Il primo vocabolo ci induce a credere che dicendo "Padre nostro" chi mi sta a fianco sia un mio fratello, e io lo sia per lui. E, si sa, gli amici te li scegli, i fratelli no. La fraternità è la consapevolezza di non essere superiori agli altri. San Francesco (maestro di fraternità) insegnava ai suoi a essere addirittura minori nei confronti di chiunque altro. Il Papa direbbe che si tratta di imparare a scoprire Gesù nel volto degli altri, nella loro voce, nelle loro richieste [...] senza stancarci mai di scegliere la fraternità. (EG 91)
Se, dunque, la fraternità è anzitutto uno stato di fatto (credere di essere fratello di altri fratelli) la comunità deriva dal mettersi in comunione, ovvero dal mettere in comune chi siamo. In oratorio la comunità si esprime su diversi livelli. In primis l'oratorio è un luogo di incontro per stare in gruppo, per formare un gruppo, per sentirmi parte di un gruppo. Un gruppo, ovvero un insieme di persone che sono bene o male sempre le stesse e di cui io ne faccio parte, con le quali passo del tempo assieme svolgendo qualche attività con il medesimo obiettivo. Tutto quanto accade entro le mura dell'oratorio durante un pomeriggio è caratterizzato da questo stare insieme, fianco a fianco: i compiti sono concepiti con l'intento di trafficare i talenti in un contesto di cooperazione (e non di competizione o di subordinazione), la merenda non è un take-away da consumarsi individualmente ma la condivisione di un (piccolo) pasto, il gioco in cortile libero oppure quello organizzato si articola in un intreccio di relazioni talvolta complesse da gestire ma che creano qualcosa di nuovo. Tuttavia, in oratorio si respira anche una comunità non sempre visibile: chiunque entri, cristiano o no, sa perfettamente che è un luogo abitato anche da altre persone, di altre età, con altri intenti, che si rifanno a quel Gesù Cristo che tanti affascina col suo amore incondizionato. E questo sentore li aiuta a crescere in un'ottica di corresponsabilità e dice tanto di un mondo adulto che ancora esce di casa per incontrarsi a pregare, a far servizio o a stare in compagnia, il tutto in un ambiente che aiuta a far...comunità. "Proprio in questa epoca, e anche là dove sono un «piccolo gregge» (Lc 12,32), i discepoli del Signore sono chiamati a vivere come comunità che sia sale della terra e luce del mondo (cfr Mt 5,13-16). Sono chiamati a dare testimonianza di una appartenenza evangelizzatrice in maniera sempre nuova. Non lasciamoci rubare la comunità!" (EG 92)

Ecco allora che l'oratorio usa il linguaggio delle relazioni per evangelizzare. E per far ciò prende esempio dall'esempio del suo Maestro e dalle parabole sul Regno che egli stesso narrava.

«Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Quanto facciamo per gli altri ha una dimensione trascendente: «Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi» (Mt 7,2); e risponde alla misericordia divina verso di noi: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato […] Con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio» (Lc 6,36-38). Ciò che esprimono questi testi è l’assoluta priorità dell’ «uscita da sé verso il fratello» come uno dei due comandamenti principali che fondano ogni norma morale e come il segno più chiaro per fare discernimento sul cammino di crescita spirituale in risposta alla donazione assolutamente gratuita di Dio. (EG 179)

giovedì 9 agosto 2018

Evangelizzazione, finalità dell'oratorio

"La finalità è la prospettiva entro la quale si delinea la proposta educativa" (Il laboratorio dei talenti, CEI) e il progetto educativo degli oratori di Santa Maria degli Angeli si pone una finalità generale: l'evangelizzazione delle giovani generazioni presenti sul territorio, evangelizzazione che coincide con la stessa educazione. 
Se qualche decennio fa teorie di pastorale giovanile indicavano come buona prassi quella di puntare prima sull'educazione e poi sul'evangelizzazione, oggi si è tornati a capire che esse o coincidono o non sono da un punta di vista cristiano. Questo perché se è vero che Gesù è l'uomo che ha vissuto più pienamente la sua umanità (perché più conosci Dio, più conosci l'uomo) allora non si può educare a qualcosa di meno che l'altezza dell'umanità di Cristo e della sua divinità. 
Ecco che allora evangelizzazione ed educazione in oratorio coincidono per cui non c'è motivo di questionare sulla precedenza di una sull'altra o viceversa. 
Di certo l'oratorio ha un suo modo di evangelizzare, un suo stile che è diverso da quello della catechesi, che è diverso da quello della liturgia. L'oratorio evangelizza, dunque educa, nelle relazioni che si vivono.

Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile. La Chiesa non cresce per proselitismo ma «per attrazione». (Papa Francesco, Evangelii Gaudium)

Ci ricorda dunque il Papa che non ci è chiesto di obbligare a scegliere ciò che noi abbiamo scelto ma ci è chiesto di far emergere quel Gesù che è dentro di noi e che dobbiamo fare uscire. Ci è chiesto di essere testimoni, quando serve usando le parole ma soprattutto con l'esempio. Significa far vedere un frammento del Dio che ci ha incontrati quando eravamo ancora peccatori, quando ancora non conoscevamo il suo amore. Non abbiamo fatto nulla per meritarcelo, ma non possiamo tacere ciò che abbiamo visto nella nostra vita. 
Qualcuno potrebbe obiettare che questa strada di evangelizzazione evangelizzi poco o niente, che occorre avere il coraggio di annunciare Cristo. Tuttavia il metodo dell'oratorio non compromette l'annuncio, ma lo trasmette attraverso la quotidianità, quello "stare gomito a gomito con la gente" (in questo caso con la piccola gente) di cui tanto parlava Madeleine Delbrel. Ma non è forse anche una delle strade che ci ha indicato il Signore? Lui stava con tutti, nessuno escluso. Passava del tempo con donne, uomini e bambini, con prostitute e farisei, con i capi dei sacerdoti e coi poveri ai bordi della strada, coi discepoli e con i lebbrosi. La sua mi piace pensarla come una teologia della relazioni. Ma di questo tema ne parleremo nella prossima puntata.
 
Solo una comunità accogliente e dialogante può trovare le vie per instaurare rapporti di amicizia e offrire risposte alla sete di Dio che è presente nel cuore di ogni uomo [...]. Tale dinamica incide anche su quell’espressione, tipica dell’impegno educativo di tante parrocchie, che è l’oratorio. Esso accompagna nella crescita umana e spirituale le nuove generazioni e rende i laici protagonisti, affidando loro responsabilità educative. Adattandosi ai diversi contesti, l’oratorio esprime il volto e la passione educativa della comunità, che impegna animatori, catechisti e genitori in un progetto volto a condurre il ragazzo a una sintesi armoniosa tra fede e vita. I suoi strumenti e il suo linguaggio sono quelli dell’esperienza quotidiana dei più giovani: aggregazione, sport, musica, teatro, gioco, studio. (Educare alla vita buona del Vangelo, CEI)

martedì 7 agosto 2018

Egli entrò per rimanere con loro


"Egli entrò per rimanere con loro" è il titolo del progetto educativo degli oratori della nostra UP. Queste sono parole prese da un versetto del brano dei discepoli di Emmaus in cui si sottolinea che c'è un volontà tutta di Dio di incontrare ciascuno là dove si trova al fine di raggiungerlo e stare per sempre insieme. Ecco perché possiamo leggere il cammino che un ragazzo sperimenta in oratorio simile a questo episodio: il Signore lo riconosci ma non nell’immediato, eppure lo incontri. Lo incontri nei gesti di prossimità di chi ti accompagna, nei silenzi pazienti, nella condivisione del gioco, nel sorriso di un compagno che è diventato progressivamente amico, nel momento della preghiera iniziale prima dei compiti e in altri modi ancora. Lo riconosci quando, come Maria, metti insieme i pezzi e sembra che a Dio poco importi se questo suo rivelarsi giunge anche anni dopo il passaggio in oratorio. Lo riconosci quando comprendi che quel vissuto è stato pane spezzato e condiviso per te, dentro una logica di amore gratuito che è passato attraverso una comunità fino a toccarti il cuore. Un cuore capace di chiedere che questa compagnia possa esserci ogni giorno. «Ed entrò per rimanere con loro». 
In questa "pausa" estiva, vorrei cogliere l'occasione attraverso il blog di dire due parole in più rispetto ad ogni punto del progetto educativo degli oratori, progetto che è stato presentato nel mese di aprile durante il weekend dell'educazione ma che ha visto una partecipazione irrisoria delle comunità. Di certo sono consapevole del fatto che non basti scrivere su questo benedetto blog ma che sarà necessario da parte mia (e non solo) di tanta pazienza e tempo per incontrare ciascuna comunità nel corso del prossimo anno pastorale. Tuttavia perché rimandare quello che può essere fatto oggi attraverso un sano utilizzo delle tecnologie?!
In questo primo articolo, propedeutico a tutti gli altri, (oltre alla premessa già scritta) mi limiterò a indicare i 9 passi che contraddistinguono il progetto (e che saranno oggetto ciascuno di ogni articolo successivo):
1) la finalità
2) i valori fondamentali
3) i bisogni e le risorse
4) i contenuti della proposta
5) gli obiettivi
6) le strategie d'intervento
7) il metodo educativo
8) l'organizzazione
9) la buona notizia
Una volta scritti tutti gli articoli cercherò di trovare il tempo per sistemare il tutto in maniera organica sotto un unico documento scaricabile dal sito. Ricordo tuttavia che abbiamo fatto stampare dei volantini tascabili con il progetto in sintesi (vedi l'immagine), così da poter essere facilmente e velocemente consultato al fine di poter rendere tale progetto alla portata di tutti (anche solo con pensiero e la simpatia). Nessun progetto infatti appartiene a un singolo ma è sempre frutto di una comunità e fatto per essere respirato in comunità.

lunedì 30 luglio 2018

CompiGrest: doppio appuntamento a settembre


Ciao a tutti, 

dal 3 al 14 settembre andranno in scena i CompiGrest della nostra UP. Lo dico al plurale perché infatti non si tratta di un campo ma ben due contemporaneamente: uno a San Bartolomeo e uno a Regina Pacis, così da riuscire a garantire una presenza in campagna e una in città.
La proposta è incentrata sui ragazzini delle elementare e delle medie ma un grest, sì sa, è una giostra composta da molta gente: animatori, volontari, educatori, genitori che preparano le merende o che conducono un laboratorio e chi più ne ha più ne metta.
Preparare la costruzione durante il mese di agosto non è roba semplice: tanta gente è giustamente in vacanza e dedica il suo tempo alle relazioni famigliari e amicali. Niente di più bello. Dal mio punto di vista si tratta infatti di costruire tutta l'impalcatura del CompiGrest nella speranza che chiunque abbia anche solo una mezza mattinata di tempo possa rendersi disponibile comunicandomelo (i miei contatti li vedete nell'immagine del volantino).
Tra l'altro essendo due campi che agiscono in contemporanea per me diventa impossibile essere in entrambe i posti nello stesso momento (anche se ci sto lavorando su). Pertanto chiedo la disponibilità di adulti che a turno possano essere presenti per garantire una presenza educativa o quanto meno di responsabilità. Non si tratta di una cosa difficile ma di ricreare le dinamiche che si vivono in famiglia. Di fatto l'oratorio è una grande famiglia che necessita di fratelli, sorelle, mamme, papà, nonni e zii. Questi siete voi, questi siamo noi. 
In questo articolo (come avrete capito) non cerco solo di informare i genitori per iscrivere i figli (anche) ma colgo l'occasione per chiedere a ciascuno di voi un rinnovato impegno per dar vita al CompiGrest di casa vostra (o di quella a fianco, perché no?). 
Chiudo inserendo il n.180 dell'Istrumentum Laboris del Sinodo sui Giovani, ovvero un documento che riassume quanto ascoltato dai giovani in questi mesi e che servirà in particolare ai vescovi (ma non solo) per condurre il Sinodo di ottobre.

180. Merita una parola speciale la realtà dell’oratorio o di attività pastorali simili, che vedono la Chiesa soggetto proponente di un’esperienza che in vari contesti rappresenta, come dice una CE, «la cura specifica di una comunità cristiana nei confronti delle giovani generazioni. I suoi strumenti sono i più diversi e passano attraverso la creatività di una comunità educativa che sa mettersi al servizio, ha uno sguardo prospettico sulla realtà e sa affidarsi allo Spirito Santo per agire in modo profetico». Dove c’è l’oratorio le giovani generazioni non sono dimenticate e assumono un ruolo centrale e attivo nella comunità cristiana. Alcune CE si aspettano dal Sinodo un rilancio di questa esperienza.

lunedì 23 luglio 2018

Missione km zero: anno di vita comunitaria

Ieri abbiamo salutato Alex, Ilaria e Arianna, i tre giovani universitari che dal 25 settembre scorso hanno intrapreso un anno di vita comunitaria presso la casa di Codemondo. Sta terminando il primo anno di questo progetto dedicato a giovani in ricerca di sé, di Dio e del proprio posto nel mondo. A settembre vorremmo ripartire con una nuova edizione di missionari a km zero. Così infatti abbiamo battezzato questo percorso (copiando spudoratamente da un progetto simile nelle case della carità di qualche anno fa). Missione perché fatta di due ingredienti concreti: la fraternità quotidiana in casa e il servizio settimanale in oratorio, tutto unito dalla preghiera. 
Arianna, Ilaria e Alex sono stati un dono grande per la nostra UP, e hanno trovato nella vita comunitaria a loro volta un dono grande, da portare in missione finita la "missione". Chi li ha visti camminare in questi mesi è rimasto affascinato dallo stile di vita con cui hanno vissuto giorno dopo giorno. Uno stile fatto di preghiera appunto, ma anche di prossimità, di accoglienza, di ascolto, di attenzione a ciascuno bussasse. 
Chi era ieri alla messa di saluto ha potuto scorgere un pezzo di cielo, trapelato dalla commozione e dalla bellezza di quanto accaduto in questo anno. Sembra ieri il giorno in cui sono entrati, in cui ancora prima sono iniziati i lavori di riordino dei locali. La comunità di Codemondo ha fatto un lavoro eccezionale, un lavoro umano più che materiale. Sono stati la famiglia e gli angeli custodi di questi tre compagni di viaggio. Sono rimasto piacevolmente sorpreso sentendo ieri quanto questa comunità sia stata contagiata positivamente dal progetto missione km zero, tanto da non voler chiudere qui ma allargare la proposta a nuovi giovani.
Si tratta di un progetto tanto bello quanto fragile: da un momento all'altro potrebbe andare in mille frantumi. Se quest'anno non ci fossero nuovi protagonisti difficilmente riusciremo a riproporlo l'anno successivo ancora. Sono progetti, questi, che hanno bisogno di molta preghiera affinché i giovani trovino il coraggio di rispondere. E perché possano essere ragazzi con le caratteristiche del pellegrino: umiltà nel lasciarsi guidare da qualcuno di diverso da lui, e desiderio di sprogrammarsi per mettere al centro l'altro.
Capite bene, dunque, che non solo questo articolo vuole essere un omaggio a Ilaria, Alex e Arianna (non basterebbe un intero blog per questo): vuole essere anche un invito a pregare "perché il Signore della messa mandi operai nella sua messe". Qualcuno a leggere si sentirà forse interpellato: non temere, solo abbi fede e tutto il resto ti verrà dato in aggiunta. Se credi che sia una bella proposta ma che non sia il momento giusto o che tu non ti senta pronto sappi una cosa: non esisterà mai il momento giusto e nemmeno quello in cui sarai pronto. Anche se non sembrano questi sono tutti idoli che ti stai facendo mentre Dio vuole incontrare te. Te. Se ti senti chiamato puoi scegliere: rispondere o ritrovarti con una chiamata persa. Ma non ti fanno una san(t)a invidia Alex, Ilaria e Arianna?

Grest 2018 @ Spirito Santo


 Lo Spirito Santo's Camp di quest'anno non possiamo non dire che sia stato letteralmente INCREDIBILE!
Purtroppo ho potuto respirare quanto vissuto giorno dopo giorno solo alla serata finale, alla festa di chiusura del grest. La sensazione è stata di quelle che ti fanno dire: "Peccato non averlo potuto vivere!". Forse è il pensiero che hanno avuto anche tanti genitori, zii e parenti perché veramente gli educatori e gli animatori sono stati capaci di immergerci nel cuore del campo come mai ero riuscito a vedere...e dire che ne vedo di grest. Sto notando come ogni grest abbiamo le sue peculiarità: quello di Spirito Santo è certamente la sua abilità comunicativa grazie anche all'utilizzo geniale della tecnologia. Dovrei mettermi lì a imparare un po'.
Al di là di questo discorso, il bello di questo grest penso sia stato (come in ogni grest) la relazione animatore-ragazzo: l'instaurarsi di rapporti nuovi e di servizio non è mai roba banale. Questa è la chiave per capire di più chi è Dio: il proprio di Dio infatti è l'abbassarsi, l'avvicinarsi verso l'uomo. Non siamo noi che dobbiamo diventare perfetti: dobbiamo riconoscere l'azione di Dio che si china ogni giorno a guardare la terra e a prendersi cura delle sue creature. In oratorio si cerca proprio di vivere questo, ma non tanto a parole, quanto con la convivenza e lo stare gomito a gomito con ogni persona (direbbe Madaleine Delbrel).
Gli animatori (oltre alle tante creazioni fotoniche che hanno realizzato) hanno costruito una porta di entrata sulla quale si legge la scritta seguente: "Gli incredibili siamo noi". Questo è Vangelo, e Vangelo significa buona notizia. La buona notizia è che se ci guardiamo come Dio ci guarda siamo davvero incredibili. Purtroppo a volte pensiamo di doverlo dimostrare con performance, facendo vedere ad altri qualcosa che facciamo... non è questo. 

"Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli" (Lc 10,20).

Se viviamo queste parole allora faremo cose grandi, con Dio. Ma incredibile è la vita di tutti i giorni. Apri gli occhi.