mercoledì 24 maggio 2017

Un anno di oratorio invernale

Adesso, concluso questo Giubileo, è tempo di guardare avanti e di comprendere come continuare con fedeltà, gioia ed entusiasmo a sperimentare la ricchezza della misericordia divina. Le nostre comunità potranno rimanere vive e dinamiche nell’opera di nuova evangelizzazione nella misura in cui la “conversione pastorale” che siamo chiamati a vivere sarà plasmata quotidianamente dalla forza rinnovatrice della misericordia. Non limitiamo la sua azione; non rattristiamo lo Spirito che indica sempre nuovi sentieri da percorrere per portare a tutti il Vangelo che salva.” [Papa Francesco, Misericordia et Misera]

Con queste e altre parole, Papa Francesco dava nuovo vigore all'anno pastorale in corso, che seguiva un anno di grazia speciale, il giubileo della misericordia.
Mi sono venute in mente queste parole ripensando all'anno di oratorio invernale (ottobre-maggio) che è passato. Oltre un centinaio tra bambini e ragazzi hanno trovato casa nei diversi oratori della nostra unità pastorale. Una trentina i volontari, fra adolescenti e adulti, che hanno servito i più piccoli in oratorio.
Mi vengono in mente tanti sorrisi, tante grida, tanto entusiasmo. E subito anche i lamenti per una piccola ingiustizia subita, un litigio per un fallo commesso, uno sbuffo per i compiti che non si vorrebbero fare col desiderio di andare a giocare all'aperto.  
Ci sono stati giorni di scontri e giorni di incontri. Ci sono stati episodi pesanti e di provocazione, ma anche giorni di riconciliazione e di dialogo. Sono stati intrapresi sentieri per accompagnare quanti hanno abitato gli oratori nel modo più evangelico possibile, che ha significato spesso anche vivere quel morire a se stessi che ci tiene sempre in bilico fra il fallimento e la speranza.
L’oratorio accompagna nella crescita umana e spirituale le nuove generazioni e rende i laici protagonisti, affidando loro responsabilità educative. Adattandosi ai diversi contesti, l’oratorio esprime il volto e la passione educativa della comunità, che impegna animatori, catechisti e genitori in un progetto volto a condurre il ragazzo a una sintesi armoniosa tra fede e vita. I suoi strumenti e il suo linguaggio sono quelli dell’esperienza quotidiana dei più giovani: aggregazione, sport, musica, teatro, gioco, studio”. [La vita buona del Vangelo, Orientamenti Pastorali 2010-2020 CEI]
Abbiamo vissuto vere pagine di Vangelo: la parabola del padre benedicente, quella del pastore che perde una pecora e lascia il gregge per andarla a recuperare, quelle del deserto e quelle della folla che chiede miracoli... Insomma tante e tante pagine, e il Signore si manifesta nella storia dei nostri piccoli oratori: questa è la cosa più bella.
Questo momento, quello in cui scrivo, si sta trasformando per me in semplice preghiera: essenza di essa infatti è il restare alla presenza del Signore. Stare e fare memoria dei “Golia” che ha fatto abbattere ai tanti piccoli “Davide” che sono passati in oratorio, dei “samaritani” che sono andati verso il prossimo e se ne sono presi cura, dei “Giuseppe” che hanno fatto il proprio pezzo nel silenzio, senza chiasso. E scoprire dietro a tutti questi il Signore, che a suo modo (cioè a partire dai piccoli) regna nella storia.
Grazie a tutti gli “operai” che hanno permesso questo. Grazie a chi ha pregato per promuovere le dinamiche di prevenzione e di accompagnamento che generano un oratorio.
Preghiamo il Signore della messe perché mandi altri operai nella sua messe: abbondante infatti è la messe ma pochi ancora gli operai.



Gli oratori possono fare molto in termini di prevenzione e si sostegno ai ragazzi e ai giovani in difficoltà. Occorre per questo che sappiano stare anche sulla strada per cercare e per accogliere i soggetti più feriti e bisognosi”. [Il laboratorio dei talenti, Nota pastorale sul valore e la missione degli oratori CEI]

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