giovedì 22 giugno 2017
martedì 30 maggio 2017
venerdì 26 maggio 2017
Anno di missionarietà: una proposta per gli universitari
"Nel territorio sono nate esperienze di vita comunitaria
molto diverse tra di loro,
tanto diverse quanto ricche"
[Le comunità Caritas, Caritas Reggiana]
Le parole iniziali, scritte dal direttore della Caritas diocesana di Reggio Emilia in un opuscolo da poco uscito, sono parole profetiche.
Da mesi infatti io e don Paolo stavamo ragionando e progettando una proposta alta agli universitari: un anno di missionarietà. Una missione a km zero (come direbbero in Casa della Carità), che si concretizza in due ambiti: vita comunitaria e servizio.
Il primo punto è abbastanza comprensibile: uscire di casa per vivere con altri coetanei (non per forza amici). I motivi dell'uscita di casa possono essere differenti per ciascun universitario. Ciò che si auspica da questo anno è lo sperimentarsi a costo pressoché nullo e condividere un'esperienza di fraternità del quotidiano che apra nuovi orizzonti.
Ogni azione educativa (di questo si parla) ha bisogno di un inizio e di una fine: occorre un tempo. Abbiamo pensato a 11 mesi con inizio 1 settembre e termine il 31 luglio. L'idea infatti non è quella di evadere dal quotidiano ma, al contrario, prendersi un periodo per poter discernere e capire a cosa il Signore ti sta chiamando. Siamo dentro una prospettiva vocazionale.Per servizio (il secondo ambito nel quale si articola questo anno di missionarietà), chiediamo a ciascun ragazzo e a ciascuna ragazza di dedicare un paio di pomeriggi alla settimana in un oratorio dell'unità pastorale. Quanto sarebbe bello avere un giovane e una giovane come educatori in ciascun oratorio: sarebbero oratori ancora più familiari, in cui le diversità diventano complementarietà.
In poche parole, ciascun ragazzo gratuitamente sarebbe ospitato dalla comunità e gratuitamente donerebbe parte del suo tempo per le giovani generazioni della comunità: un bel circolo virtuoso insomma!
Questi giovani (abbiamo già chi ha accettato) saranno accompagnati da me e don Paolo lungo il corso degli 11 mesi proposti: un accompagnamento di formazione pedagogica e spirituale. Con il sottoscritto faremo un incontro di equipe una mattina ogni due settimane così da prenderci cura dei ragazzini di ciascun oratorio in maniera comunitaria. Ci saranno anche dei colloqui personali periodici per metterci in ascolto del loro cammino e sostenerli nel quotidiano.
Non ci interessa riempire una casa. Non ci interessa proporlo a tutti. Ci interessa accompagnare qualche giovane con questa proposta che immaginiamo possa essere significativa oggi nel suo cammino personale. Siamo in un'ottica di chiamata.
"Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perchè le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l'evangelizzazione del mondo attuale, più che per l'autopreservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie, che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli agenti pastorali in costante atteggiamento di "uscita"" [Evangelii Gaudium n. 27, Papa Francesco]
Chiediamo la preghiera da parte di tutti affinché ciò che lo Spirito ci sta suggerendo incontri giovani audaci e liberi.
ciri
giovedì 25 maggio 2017
Verso il Sinodo sugli Oratori: primi passi
Sabato 30 settembre e domenica 1 ottobre sarà convocato un Sinodo sugli Oratori della nostra unità pastorale.
Durante l'estate (agosto indicativamente) provvederò a creare una sorta di libretto per quanti desidereranno partecipare al Sinodo al fine di prepararsi gradualmente e adeguatamente all'appuntamento: una sorte di linee guida.
La sinodalità è una modalità con cui la Chiesa cerca di fare discernimento insieme e non ognun per sé. L'obiettivo sarà quello di pensare insieme come vivere l'oratorio, gli oratori. Ascoltarci per decidere in modo comunitario come vogliamo gli oratori a partire da ciò che vi è.
Non sarà un appuntamento di presentazione del programma dell'anno. Vorrebbe essere un incontro (una serie di incontri) in cui capire COME vivere progetti, programmi, attività.
Non saranno fatte conferenze, ma chiederemo a ciascuno di indicare cosa lo Spirito gli suggerisce per le diverse circostanze che verranno proposte. Non sarà un dibattito dal quale uscire un vinto e un vincitore. Non sarà la gara di appalto per le lobby di "categorie" di fedeli che devono accaparrarsi un posto, un ruolo.
Sarà ascolto. Ascolto dello Spirito, ascolto della realtà, ascolto dei tempi.
Durante l'estate (agosto indicativamente) provvederò a creare una sorta di libretto per quanti desidereranno partecipare al Sinodo al fine di prepararsi gradualmente e adeguatamente all'appuntamento: una sorte di linee guida.
Chi desidera partecipare è pertanto tenuto a leggerle e rileggerle, senza rimanere negli schemi già prefissati nella sua testa, ma anzi ad aprirsi a una lettura sapienziale della storia qui e ora.
mercoledì 24 maggio 2017
Un anno di oratorio invernale
“Adesso,
concluso questo Giubileo, è tempo di guardare avanti e di
comprendere come continuare con fedeltà, gioia ed entusiasmo a
sperimentare la ricchezza della misericordia divina. Le nostre
comunità potranno rimanere vive e dinamiche nell’opera di nuova
evangelizzazione nella misura in cui la “conversione pastorale”
che siamo chiamati a vivere sarà plasmata quotidianamente dalla
forza rinnovatrice della misericordia. Non limitiamo la sua azione;
non rattristiamo lo Spirito che indica sempre nuovi sentieri da
percorrere per portare a tutti il Vangelo che salva.” [Papa
Francesco, Misericordia et Misera]
Con
queste e altre parole, Papa Francesco dava nuovo vigore all'anno
pastorale in corso, che seguiva un anno di grazia speciale, il
giubileo della misericordia.
Mi
sono venute in mente queste parole ripensando all'anno di oratorio
invernale (ottobre-maggio) che è passato. Oltre un centinaio tra
bambini e ragazzi hanno trovato casa nei diversi oratori della nostra
unità pastorale. Una trentina i volontari, fra adolescenti e adulti,
che hanno servito i più piccoli in oratorio.
Mi
vengono in mente tanti sorrisi, tante grida, tanto entusiasmo. E
subito anche i lamenti per una piccola ingiustizia subita, un litigio
per un fallo commesso, uno sbuffo per i compiti che non si vorrebbero
fare col desiderio di andare a giocare all'aperto.
Ci
sono stati giorni di scontri e giorni di incontri. Ci sono stati
episodi pesanti e di provocazione, ma anche giorni di riconciliazione
e di dialogo. Sono stati intrapresi sentieri per accompagnare quanti
hanno abitato gli oratori nel modo più evangelico possibile, che ha
significato spesso anche vivere quel morire a se stessi che ci tiene
sempre in bilico fra il fallimento e la speranza.
“L’oratorio
accompagna nella crescita umana e spirituale le nuove generazioni e
rende i laici protagonisti, affidando loro responsabilità educative.
Adattandosi ai diversi contesti, l’oratorio esprime il volto e la
passione educativa della comunità, che impegna animatori, catechisti
e genitori in un progetto volto a condurre il ragazzo a una sintesi
armoniosa tra fede e vita. I suoi strumenti e il suo linguaggio sono
quelli dell’esperienza quotidiana dei più giovani: aggregazione,
sport, musica, teatro, gioco, studio”. [La vita buona del Vangelo,
Orientamenti Pastorali 2010-2020 CEI]
Abbiamo
vissuto vere pagine di Vangelo: la parabola del padre benedicente,
quella del pastore che perde una pecora e lascia il gregge per
andarla a recuperare, quelle del deserto e quelle della folla che
chiede miracoli... Insomma tante e tante pagine, e il Signore si
manifesta nella storia dei nostri piccoli oratori: questa è la cosa
più bella.
Questo
momento, quello in cui scrivo, si sta trasformando per me in semplice
preghiera: essenza di essa infatti è il restare alla presenza del
Signore. Stare e fare memoria dei “Golia” che ha fatto abbattere
ai tanti piccoli “Davide” che sono passati in oratorio, dei
“samaritani” che sono andati verso il prossimo e se ne sono presi
cura, dei “Giuseppe” che hanno fatto il proprio pezzo nel
silenzio, senza chiasso. E scoprire dietro a tutti questi il Signore,
che a suo modo (cioè a partire dai piccoli) regna nella storia.
Grazie
a tutti gli “operai” che hanno permesso questo. Grazie a chi ha
pregato per promuovere le dinamiche di prevenzione e di
accompagnamento che generano un oratorio.
Preghiamo
il Signore della messe perché mandi altri operai nella sua messe:
abbondante infatti è la messe ma pochi ancora gli operai.
“Gli
oratori possono fare molto in termini di prevenzione e si sostegno ai
ragazzi e ai giovani in difficoltà. Occorre per questo che sappiano
stare anche sulla strada per cercare e per accogliere i soggetti più
feriti e bisognosi”. [Il laboratorio dei talenti, Nota pastorale
sul valore e la missione degli oratori CEI]domenica 21 maggio 2017
IMMAGINI DAL TERZO TORNEO DEL GELSO - 21 MAGGIO 2017
Siamo ormai giunti alla terza edizione di questa importante iniziativa che vede L'Associazione P.A.C.E. in collaborazione con l'oratorio Regina Pacis in campo con una proposta aggregativa per i bambini e i ragazzi che frequentano il parco del Gelso. Per l'oratorio si tratta di farsi presente in modo propositivo nella realtà giovanile del territorio. Ieri al Gelso si sono visti un centinaio di ragazzi che hanno partecipato dai tornei divisi in otto squadre delle varie fasce di età. Un grazie speciale all'instancabile Clara che su queste cose ci mette veramente il cuore e a Jonny che ormai è una certezza. Molti gli adulti a bordo campo che si sono complimentati dell'iniziativa.
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