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mercoledì 8 novembre 2017

VESPRITZ 2017





Materiale utilizzato nel primo VESPRITZ 2017

Documento Preparatorio della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema
“I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”
Questo Documento Preparatorio propone una riflessione articolata in tre passi. Si comincia delineando
sommariamente alcune dinamiche sociali e culturali del mondo in cui i giovani crescono e prendono le loro decisioni, per proporne una lettura di fede. Si ripercorrono poi i passaggi fondamentali del processo di discernimento, che è lo strumento principale che la Chiesa sente di offrire ai giovani per scoprire, alla luce della fede, la propria vocazione. Infine si mettono a tema gli snodi fondamentali di una pastorale giovanile vocazionale. Si tratta quindi non di un documento compiuto, ma di una sorta di mappa che intende favorire una ricerca i cui frutti saranno disponibili solo al termine del cammino sinodale.

Sulle orme del discepolo amato
Offriamo come ispirazione al percorso che inizia un’icona evangelica: Giovanni, l’apostolo. Nella lettura
tradizionale del Quarto Vangelo egli è sia la figura esemplare del giovane che sceglie di seguire Gesù, sia «il discepolo che Gesù amava» (Gv 13,23; 19,26; 21,7). «Fissando lo sguardo su Gesù che passava, [Giovanni il Battista] disse: “Ecco l’agnello di Dio!”. E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: “Che cosa cercate?”. Gli risposero: “Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?”. Disse loro: “Venite e vedrete”. Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio» (Gv 1,36-39). Nella ricerca del senso da dare alla propria vita, due discepoli del Battista si sentono rivolgere da Gesù la domanda penetrante: «Che cercate?». Alla loro replica «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?», segue la risposta-invito del Signore: «Venite e vedrete» (vv. 38-39). Gesù li chiama al tempo stesso a un percorso interiore e a una disponibilità a mettersi concretamente in movimento, senza ben sapere dove questo li porterà. Sarà un incontro memorabile, tanto da ricordarne perfino l’ora (v. 39). Grazie al coraggio di andare e vedere, i discepoli sperimenteranno l’amicizia fedele di Cristo e potranno vivere quotidianamente con Lui, farsi interrogare e ispirare dalle sue parole, farsi colpire e commuovere dai suoi gesti. Giovanni, in particolare, sarà chiamato a essere testimone della Passione e Resurrezione del suo Maestro. Nell’ultima cena (cfr. Gv 13,21-29), la sua intimità con Lui lo condurrà a reclinare il capo sul petto di Gesù e ad affidarsi alla Sua parola. Nel condurre Simon Pietro presso la casa del sommo sacerdote, affronterà la notte della prova e della solitudine (cfr. Gv 18,13-27). Presso la croce accoglierà il profondo dolore della Madre, cui viene affidato, assumendosi la responsabilità di prendersi cura di lei (cfr. Gv 19,25-27). Nel mattino di Pasqua egli condividerà con Pietro la corsa tumultuosa e piena di speranza verso il sepolcro vuoto (cfr. Gv 20,1-10). Infine, nel corso della straordinaria pesca presso il lago di Tiberiade (cfr. Gv 21,1-14), egli riconoscerà il Risorto e ne darà testimonianza alla comunità. La figura di Giovanni ci può aiutare a cogliere l’esperienza vocazionale come un processo progressivo di discernimento interiore e di maturazione della fede, che conduce a scoprire la gioia dell’amore e la vita in pienezza nel dono di sé e nella partecipazione all’annuncio della Buona Notizia.

1. Un mondo che cambia rapidamente
La rapidità dei processi di cambiamento e di trasformazione è la cifra principale che caratterizza le società e le culture contemporanee. La combinazione tra elevata complessità e rapido mutamento fa sì che ci troviamo in un contesto di fluidità e incertezza mai sperimentato in precedenza: è un dato di fatto da assumere senza giudicare aprioristicamente se si tratta di un problema o di una opportunità. Questa situazione richiede di assumere uno sguardo integrale e acquisire la capacità di programmare a lungo termine, facendo attenzione alla sostenibilità e alle conseguenze delle scelte di oggi in tempi e luoghi remoti. La crescita dell’incertezza incide sulla condizione di vulnerabilità, cioè la combinazione di malessere sociale e difficoltà economica, e sui vissuti di insicurezza di larghe fasce della popolazione. Rispetto al mondo del lavoro, possiamo pensare ai fenomeni della disoccupazione, dell’aumento della flessibilità e dello sfruttamento soprattutto minorile, oppure all’insieme di cause politiche, economiche, sociali e persino ambientali che spiegano l’aumento esponenziale del numero di rifugiati e migranti. A fronte di pochi privilegiati che possono usufruire delle opportunità offerte dai processi di globalizzazione economica, molti vivono in situazione di vulnerabilità e di insicurezza, il che ha impatto sui loro itinerari di vita e sulle loro scelte. A livello globale il mondo contemporaneo è segnato da una cultura “scientista spesso dominata dalla tecnica e dalle infinite possibilità che essa promette di aprire, al cui interno però «sembrano moltiplicarsi le forme di tristezza e solitudine in cui cadono le persone, e anche tanti giovani» (Misericordia et misera, 3).  Non va trascurato poi il fatto che molte società sono sempre più multiculturali e multireligiose. In particolare la compresenza di più tradizioni religiose rappresenta una sfida e un’opportunità: può crescere il disorientamento e la tentazione del relativismo, ma insieme aumentano le possibilità di confronto fecondo e arricchimento reciproco. Agli occhi della fede questo appare come un segno del nostro tempo, che richiede una crescita nella cultura dell’ascolto, del rispetto e del dialogo.

2. Le nuove generazioni
La sfida della multiculturalità attraversa in modo particolare il mondo giovanile, ad esempio con le peculiarità delle “seconde generazioni” In molte parti del mondo i giovani sperimentano condizioni di particolare durezza, al cui interno diventa difficile aprire lo spazio per autentiche scelte di vita, in assenza di margini anche minimi di esercizio della libertà. Pensiamo ai giovani in situazione di povertà ed esclusione; a quelli che crescono senza genitori o famiglia, oppure non hanno la possibilità di andare a scuola; ai bambini e ragazzi di strada di tante periferie; ai giovani disoccupati, sfollati e migranti; a quelli che sono vittime di sfruttamento, tratta e schiavitù; ai bambini e ai ragazzi arruolati a forza in bande criminali o in milizie irregolari; alle spose bambine o alle ragazze costrette a sposarsi contro la loro volontà. Troppi sono nel mondo coloro che passano direttamente dall’infanzia all’età adulta e a un carico di responsabilità che non hanno potuto scegliere.

Appartenenza e partecipazione
I giovani non si percepiscono come una categoria svantaggiata o un gruppo sociale da proteggere e, di conseguenza, come destinatari passivi di programmi pastorali o di scelte politiche. Non pochi tra loro desiderano essere parte attiva dei processi di cambiamento del presente, come confermano quelle esperienze di attivazione e innovazione dal basso che vedono i giovani come principali, anche se non unici, protagonisti. La disponibilità alla partecipazione e alla mobilitazione in azioni concrete, in cui l’apporto personale di ciascuno sia occasione di riconoscimento identitario, si articola con l’insofferenza verso ambienti in cui i giovani sentono, a torto o a ragione, di non trovare spazio o di non ricevere stimoli; ciò può portare alla rinuncia o alla fatica a desiderare, sognare e progettare, come dimostra il diffondersi del fenomeno dei NEET (not in education, employment or training, cioè giovani non impegnati in un’attività di studio né di lavoro né di formazione professionale). La discrepanza tra i giovani passivi e scoraggiati e quelli intraprendenti e vitali è il frutto delle opportunità concretamente offerte a ciascuno all’interno del contesto sociale e familiare in cui cresce, oltre che delle esperienze di senso, relazione e valore fatte anche prima dell’inizio della giovinezza. Oltre che nella passività, la mancanza di fiducia in se stessi e nelle proprie capacità può manifestarsi in una eccessiva preoccupazione per la propria immagine e in un arrendevole conformismo alle mode del momento.

Punti di riferimento personali e istituzionali
Varie ricerche mostrano come i giovani sentano il bisogno di figure di riferimento vicine, credibili, coerenti e oneste, oltre che di luoghi e occasioni in cui mettere alla prova la capacità di relazione con gli altri e affrontare le dinamiche affettive. Cercano figure in grado di esprimere sintonia e offrire sostegno, incoraggiamento e aiuto a riconoscere i limiti, senza far pesare il giudizio. Da questo punto di vista, il ruolo di genitori e famiglie resta cruciale e talvolta problematico. Le generazioni più mature tendono spesso a sottovalutare le potenzialità, enfatizzano le fragilità e hanno difficoltà a capire le esigenze dei più giovani.  Genitori assenti o iperprotettivi rendono i figli più fragili e tendono a sottovalutare i rischi o a essere ossessionati dalla paura di sbagliare. I giovani non cercano però solo figure di riferimento adulte: forte è il desiderio di confronto aperto tra pari. A questo scopo è grande il bisogno di occasioni di interazione libera, di espressione affettiva, di apprendimento informale, di sperimentazione di ruoli e abilità senza tensione e ansia. I giovani nutrono spesso sfiducia, indifferenza o indignazione verso le istituzioni. Questo non riguarda solo la politica, ma investe sempre più anche le istituzioni formative e la Chiesa, nel suo aspetto istituzionale. La vorrebbero più vicina alla gente, più attenta ai problemi sociali, ma non danno per scontato che questo avvenga nell’immediato.Tutto ciò si svolge in un contesto in cui l’appartenenza confessionale e la pratica religiosa diventano sempre più tratti di una minoranza e i giovani non si pongono “contro”, ma stanno imparando a vivere “senza” il Dio presentato dal Vangelo e “senza” la Chiesa, salvo affidarsi a forme di religiosità e spiritualità alternative e poco istituzionalizzate o rifugiarsi in sette o esperienze religiose a forte matrice identitaria. In molti luoghi la presenza della Chiesa si va facendo meno capillare e risulta così più difficile incontrarla, mentre la cultura dominante è portatrice di istanze spesso in contrasto con i valori evangelici, che si tratti di elementi della propria tradizione odella declinazione locale di una globalizzazione di stampo consumista e individualista.

Verso una generazione (iper)connessa

Le giovani generazioni sono oggi caratterizzate dal rapporto con le moderne tecnologie della comunicazione e con quello che viene normalmente chiamato “mondo virtuale”, ma che ha anche effetti molto reali. Esso offre possibilità di accesso a una serie di opportunità che le generazioni precedenti non avevano, e al tempo stesso presenta rischi. È tuttavia di grande importanza mettere a fuoco come l’esperienza di relazioni tecnologicamente mediate strutturi la concezione del mondo, della realtà e dei rapporti interpersonali e con questo è chiamata a misurarsi l’azione pastorale, che ha bisogno di sviluppare una cultura adeguata.

sabato 5 settembre 2015

PRESENTAZIONE PROGETTO PASTORALE GIOVANILE DIOCESANA 2016













INCONTRO PASTORALE GIOVANILE
SBATO 5 SETTEMBRE
ORATORIO CITTADINO




Relatore: Giordano Goccini
Sintesi: Paolo Cugini

Le beatitudini di Luca riguardano il tempo, questo tempo.
Beati i poveri, gli afflitti, gli affamati, i perseguitati non perché ci sia qualcosa di dolce, di buono, ma perché è arrivato il vostro re, il Signore. Con Gesù nella storia è arrivato l’anno di grazia in cui i poveri sentono che è arrivato il loro re.
Anche i giovani che incontriamo nelle nostre parrocchie sono poveri e hanno bisogno di sentire una parola di beatitudine.
Appuntamenti 2016:
1.      Anno Santo della Misericordia
2.      Giornata Mondiale della Gioventù
3.      Giubileo dei Ragazzi
Lo sforzo è di mettere i ragazzi in cammino.
Anno della misericordia: deve cambiare il volto della chiesa, che diventi sempre più il volto della misericordia.
GIUBILEO DEI RAGAZZI: Roma 23-25 aprile 2016
Percorso:
1.      Le beatitudini: Dio che opera nella storia e delle categorie. Le beatitudini riguardano gli stati d’animo, la realtà viva delle persone. Necessità di un’educazione integrale, che sia anche educazione ai sentimenti.

2.      Impariamo a piangere: vengono offerte emozioni fortissime al di fuori della vita reale. Nativi digitale. I giovani vivono emozioni forti senza nessun compromesso. Rischio di una realtà che non sa più di niente. I ragazzi non sono più educati a fare esperienza dell’altro. Problema dell’analfabetismo affettivo. Il Papa c’invita ad imparare a piangere.

3.      La sfida dell’analfabetismo: educazione alla grammatica dei sentimenti. Nebbia delle emozioni. Fanno fatica a distinguere gli stati d’animo che vivono. Se non c’è una reale interpretazione perché c’è un vissuto nella mia vita di quelle esperienze umane, il problema si pone. Le mani ci aiutano ad educarci alle emozioni.

4.      Sette modi di comunicare la fede: è importante il linguaggio su cui si comunica la fede. C’è la narrazione, la celebrazione, la professione di fede, la testimonianza.

5.      Misericordia vultus. C’è un bel libro del cardinal Kasper sulla misericordia. Avere nel cuore i miseri: è il significato della misericordia. I poveri non sono il soggetto delle nostre cure. I poveri sono la ricchezza della chiesa. Una chiesa che ha a cuore i poveri è perché ne riconosce tutta la ricchezza. La chiesa dei poveri: LG 8.

6.      La mappa della misericordia: vorrebbe essere il racconto delle esperienze che i ragazzi hanno fatto sulla misericordia. La mappa della misericordia reale è nascosta nelle case della gente. La misericordia non è solo quella organizzata.
7.      Mi fido di te: si svolge molto nelle scuole. Importanza di educare al servizio.
8.      Una chiesa tutta missionaria: la missione fa parte della formazione del cristiano. La fede si rafforza donandola. La missione è a 360 gradi.
9.      Poli scolastici: sono i ragazzi che evangelizzano. Un gruppetto di ragazzi di più parrocchie che fanno una lavoro di evangelizzazione nella scuola.
10.  Riorganizzazione territoriale: i giovani sono legati alle attrazioni. I giovani vanno dove c’è la proposta più bella. Poli attrattivi. Muoviamoci dal punto di vista del territorio. Ci sono delle parrocchie dove ci sono i poli scolastici. I preti in quei poli sono punti di riferimento.

Tre livelli d’azione:
1.  Incontri di gruppo, ecc. Vita ordinaria del gruppo.
2.  Proposta di eventi sul territorio: professione di fede.
Micro eventi:
-          Una tazza di mare in tempesta: varie date
-          Itinerario alla collezione Maramotti
-          Biblioteca vivente all’Hospice Madonna dell’Uliveto: 5-6 marzo
-          Le ultime sette parole di Cristo: 20 marzo

-          Professione di fede: 28 novembre
-          Pellegrinaggio della madonna di Loreto e Crocefisso di San Damiano (24-26 dicembre).